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17 SETTEMBRE 2010: RADICALI VS ERRANI

Posted 15 lug 2010 — by monica
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Lista Bonino Pannella – Emilia Romagna

RADICALI CONTRO L’ILLEGALITA’: decisa la data dell’udienza sul ricorso contro la convalida dell’elezione di Vasco Errani a presidente della Regione Emilia Romagna.

Il 17 settembre 2010 alle ore 10.00, si svolgerà l’udienza relativa al procedimento intrapreso, presso il Tribunale di Bologna, dai radicali Monica Mischiatti e Werther Casali, membri del comitato nazionale di Radicali Italiani, assistiti dall’avv. Santiago Arguello. Il giudice relatore sarà la dottoressa Gamberini
Il ricorso dei radicali è motivato dalla convinzione che il Presidente della regione Emilia Romagna fosse ineleggibile in base alle disposizioni della legge elettorale ora in vigore.
Quindi il ricorso è contro la convalida dell’elezione di Vasco Errani a presidente della Regione Emilia Romagna, carica  ricoperta ininterrottamente dal 2000, con due mandati completi e consecutivi
La situazione d’ineleggibilità deriva dalla legge che elettorale approvata nel 2004 nella quale si prevede “la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto”.

Bologna, 15 luglio 2010
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info 339-8150231

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Scoppiano le carceri Bolognesi e il CIE

Posted 07 giu 2010 — by admin
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Comunicato:

Bologna, 7 giugno 2010

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.” – “È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà” (Costituzione della Repubblica italiana).

Dichiarazione di RITA BERNARDINI, deputata PD – delegazione radicale, al termine delle visite ispettive effettuate sabato 5 giugno al carcere della Dozza e al CIE (Centro di identificazione ed espulsione) di Bologna e domenica 6 giugno alle Case lavoro di Castelfranco Emilia e Saliceta San Giuliano (Modena) e al CIE di Modena.

<<Dal 15 agosto 2009 l’iniziativa parlamentare radicale sulle Carceri è ininterrotta per monitorare in modo permanente una situazione sempre più grave e deteriorata.

L’impegno storico dei radicali sulle Carceri parte dal 1976, da quando i radicali sono entrati in Parlamento, perché il carcere ha sempre rappresentato l’ultimo anello del pessimo funzionamento della giustizia in Italia.

L’emblema della battaglia radicale per la GIUSTIZIA GIUSTA portata avanti negli anni ‘80 è stato Enzo TORTORA, con il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, vinto dal popolo italiano, ma immediatamente tradito dalla politica e dalle istituzioni.

Negli ultimi dieci anni, con un carico di processi pendenti di oltre 5 milioni, ogni anno cadono in prescrizione 200 mila processi. Ogni anno quindi in Italia, c’è, di fatto, un’amnistia, ma nessuna forza politica se ne assume la responsabilità: nessuno in questo Paese fa nulla per una giustizia più giusta e più celere.

Siamo arrivati a un punto tale di degrado che le strutture stesse di detenzione e accoglimento sono illegali, come ad esempio i CIE. Per questo motivo ormai lo STATO ITALIANO può essere considerato alla stregua di un DELINQUENTE PROFESSIONALE, viste le continue violazioni della legalità, rispetto alle quali non si intende porre rimedio in alcun modo.

Nelle visite di questi due giorni sono state riscontrate numerose illegalità sia nelle Carceri, sia nei CIE, sia nelle Case lavoro e tutte saranno raccolte all’interno di un documento parlamentare in forma di interrogazione ai Ministri della Giustizia e dell’Interno per chiedere conto della drammatica situazione.

Scoppia il Carcere della Dozza a Bologna, dove la popolazione di detenuti attuale è di 1150, contro una capienza di 480 che può arrivare a una tollerabilità di 800, ma che allo stato attuale vede tre persone in celle di 11 metri quadrati. Il 65% della popolazione carceraria è composta da stranieri tra comunitari ed extracomunitari. I tossicodipendenti sono 225.  La presenza di educatori per l’intera struttura è di 8 unità.

La sovrappopolazione è dovuta alla pratica del cosiddetto SFOLLAMENTO che trasferisce da carcere a carcere le persone in soprannumero. Ciò comporta trasferimenti continui di detenuti dal sud al nord, dal nord al sud e, soprattutto in Sicilia, sono trasferiti gli stranieri. La più palese delle conseguenze è la perdita del collegamento con la realtà familiare: padri che non possono vedere, o vedere di rado, i figli; famiglie che devono percorre migliaia di chilometri per visitare il loro parente detenuto.

All’interno vi sono problemi di carattere sanitario, relativi all’assistenza odontoiatrica e all’assistenza psichiatrica. Le medicine di prima necessità devono essere acquistate all’esterno e a spese dei detenuti. Anche la carta igienica è a pagamento.

La struttura ha bisogno anche di numerosi interventi di ristrutturazione, in particolare le docce sono molto carenti, proprio in relazione all’elevato numero di detenuti.

Il personale di polizia penitenziaria è sempre in difficoltà,  i turni di lavoro sono pesantissimi.

Nelle Case lavoro gli “internati” sono ex detenuti che hanno già scontato il loro debito con la giustizia, ai quali, però, la pena può essere reiterata di altri 6 mesi, un anno, diciotto mesi, perché considerati socialmente pericolosi. Da notare che in queste Case lavoro, il LAVORO NON C’E’ o non c’è per tutti.

In particolare nella casa lavoro di Saliceta San Giuliano non viene insegnato nulla, ma gli internati sono utilizzati solo per lavori di pulizia interna e cucina e non per lavori che potrebbero essere utili per il reinserimento nella società. Nella Casa lavoro di Castelfranco, invece, i laboratori specializzati già presenti non sono utilizzati per una mancanza di interazione e di progettualità con le istituzioni locali.

Non è un caso se le pene scontate nelle Case lavoro sono definite ERGASTOLI BIANCHI e tutto ciò in palese contraddizione con la legge e la Costituzione italiana, anche perché in questo caso, con la motivazione della sicurezza, si tratta proprio dell’applicazione di una norma fascista per far scontare la galera a persone che hanno già pagato.  Inoltre è evidente che il sistema non sia riuscito a recuperare nessuno, quindi ulteriormente palese è il fallimento dello stato, ma anche palese è l’incapacità delle istituzioni locali di accogliere le persone perché non tornino a delinquere. In linea di massima si tratta di persone ai margini della società: tossicodipendenti, alcolisti, senza casa, disperati senza famiglia.

Gli internati nelle Case lavoro avrebbero diritto a permessi regolari per visitare familiari, ma il Magistrato di sorveglianza dice no a tutto e ci sono persone che da 14-15 mesi non hanno nessun permesso.

Da aggiungere che nelle Case lavoro gli educatori sono praticamente assenti e il lavoro di assistenza viene completamente affidato ai volontari, insegnati in pensione in linea di massima.

Il problema sanitario è enorme, di notte non c’è la guardia medica. A Castelfranco c’è il defibrillatore, ma senza medico nessuno lo può far funzionare. I problemi odontoiatrici sono all’ordine del giorno, proprio per l’elevata presenza di tossicodipendenti.

E’ evidente quindi che queste misure di SICUREZZA che porteranno di nuovo a delinquere coloro che hanno pagato il loro debito, sono in realtà misure di INSICUREZZA.

Nei CIE per ogni ospite costa ben 75 euro il giorno assegnati alla ditta che ha in appalto la struttura, più tutte le altre spese di gestione dei centri e il costo del personale addetto alla sorveglianza.

All’interno di queste strutture il degrado umano e civile può solo far vergognare un rappresentate delle istituzioni: persone trattenute come animali in gabbia, in mezzo alla sporcizia e al degrado.

La maggioranza dei detenuti e degli internati nelle Carceri, nelle Case lavoro, nei CIE è costituita da extracomunitari dell’area magrebina, stranieri comunitari, tossicodipendenti-denti, persone comunque ai margini.

Il CIE Bologna ha una capienza di 95 persone, ma presenti sono solo 57, il CIE di Modena ha una capienza di 60 persone. La permanenza media è di 30 giorni, con la procedura di rimpatrio per quelli riconosciuti, mentre quelli non identificati sono rimessi in libertà con l’ingiunzione di lasciare il paese nei successivi 5 giorni.

Come radicali intendiamo chiedere conto al governo italiano di questo sistema impazzito, estremamente dispendioso a fronte dell’assenza di risultati. Questa politica della sicurezza fa sì che siano applicate in modo molto limitato le misure alternative alle pene detentive, ma è un totale fallimento, perché in questo modo il tasso di recidivi è del 68%, contro un 30%  che ci sarebbe con misure alternative.

Il carcere dovrebbe essere l’estrema ratio, dovrebbe essere volto alla rieducazione, mentre questa realtà produce solo danni.

Le pene e le misure alternative erano 50mila nel 2005, oggi sono 10mila, quindi una diminuzione drastica che ha portato all’aumento della popolazione carceraria.

Anche per gli agenti della polizia penitenziaria la realtà insopportabile. Il personale è al minimo, ovunque con doppi turni e senza la certezza del godimento del periodo di ferie dovuto.

La richiesta  al Ministro Alfano  è quella di visitare le Carceri con noi radicali. Un ministro non entra nelle celle e non parla con i detenuti, ma bisogna conoscere al realtà per fare delle politiche efficaci .>>

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per ulteriori informazioni:

Bologna – Monica Mischiatti  (339-8150231)

Modena – Emilio Salemme (347-4885078)

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COMUNICATI Comitato nazionale di Radicali Italiani: il testo della mozione generale approvata

Posted 19 apr 2010 — by admin
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Comitato nazionale di Radicali Italiani: il testo della mozione generale approvata all’unanimità, con due astensioni.
18 aprile 2010

MOZIONE GENERALE
Il Comitato Nazionale di Radicali Italiani, riunito a Roma il 16, il 17 ed il 18 aprile 2010, udite le relazioni del Segretario e del Tesoriere, le approva.

Il Comitato, con riferimento alle elezioni del 28 e 29 marzo 2010, prende atto della sconfitta della Lista Bonino-Pannella per aver fallito l’obiettivo della presentazione delle candidature in tutte le 13 Regioni chiamate alle urne, obiettivo individuato per proseguire la lotta politica nonviolenta per l’affermazione dello stato di diritto e della democrazia che già aveva connotato la campagna per le elezioni europee del giugno 2009.
Ribadisce il carattere antidemocratico anche di queste elezioni Regionali, a cominciare dalla manipolazione delle leggi elettorali avvenuta in sei regioni sino a poche settimane dal voto e dall’impossibilita, in molti casi, di raccogliere le sottoscrizioni degli elettori a causa di una gravissima incertezza sugli adempimenti necessari, protrattasi sino a trenta giorni della scadenza dei termini.

Durante la fase prelettorale di presentazione delle liste di candidati, le istituzioni della Repubblica si sono rese responsabili di una serie senza precedenti di omissioni e di violazioni di obblighi di legge che hanno negato ai cittadini il godimento dei diritti civili costituzionalmente garantiti. Il Ministero dell’interno, infatti, non ha impartito alle oltre 200 mila persone cui la legge affida la funzione di autenticare le firme le disposizioni necessarie per esercitare utilmente il loro potere-dovere di farlo; Comuni, Province, Tribunali e Procure non hanno predisposto ed organizzato un adeguato servizio pubblico di autenticazione; la Rai, violando quanto previsto dalla legge e dal Regolamento della Commissione parlamentare di vigilanza, ha trasmesso le informazioni relative alle procedure elettorali e le modalità per sottoscrivere le liste di candidati solo negli ultimi sei giorni ed in orari di bassissimo ascolto.

È accaduto così che l’onere della raccolta firme, nato per arginare le candidature temerarie e le liste senza rappresentatività, sia divenuto uno strumento per impedire l’accesso alle elezioni di quelle forze politiche che vivono al di fuori del recinto partitocratico.
Il Comitato individua nell’illegalità che in Italia caratterizza anche il momento elettorale la causa oggettiva della mancata presentazione della Lista Bonino-Pannella in Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Umbria, Veneto, e dei risultati irrisori ottenuti in Calabria, Campania, Piemonte, Puglia, e Toscana, rispetto ai quali sottolinea la cancellazione pressoché assoluta dei Radicali dai telegiornali e dalle trasmissioni di approfondimento realizzatasi subito dopo il voto delle europee del giugno 2009 .

Pur tuttavia, riconosce le responsabilità dell’intero movimento radicale, a fronte della consapevolezza del contesto antidemocratico in cui si sarebbe operato, per non aver affrontato le elezioni regionali con la stessa radicalità di obiettivi delle europee, a partire dal progetto di riforma americana dell’Europa, dello Stato italiano e delle regioni.

Il Comitato rivendica, però, il ruolo di protagonista che il movimentostesso ha assunto durante l’intera campagna elettorale, in virtù della singolarità che ne ha fatto l’unico difensore dei diritti di tutti, come quando prima della scadenza del termine per la presentazione delle candidature Emma Bonino, con uno sciopero della fame e della sete, denunciò all’opinione pubblica ed ai vertici istituzionali del Paese –questa volta rimasti silenziosi e inerti- la realtà di una situazione che non danneggiava tanto i Radicali e le forze politiche minori ma negava i diritti di milioni di italiani, rendendo l’intero processo elettorale fuorilegge.

Plaude alla tenacia dei dirigenti e dei militanti radicali che in Lombardia, coordinati da Marco Cappato e da Lorenzo Lipparini, e nel Lazio con Diego Sabatinelli, sono riusciti a far emergere con forza il significato di vent’anni di lotta contro le illegalità commesse da tutti i partiti, meno che dai Radicali, nella raccolta delle firme.

Ringrazia tutti gli altri compagni che hanno compiuto analoghe verifiche la cui valutazione è in corso – è il caso della Liguria, delle Marche, della Toscana e dell’Umbria– o ai quali una pubblica amministrazione letteralmente impazzita ha negato il diritto all’accesso agli atti che era stato concesso nelle altre Regioni.

Il Comitato rivendica altresì la solitaria difesa del diritto dei cittadini a determinare le proprie scelte politico-elettorali attraverso un’informazione completa e corretta, che ha visto nell’approvazione in Commissione parlamentare di vigilanza del regolamento proposto da Marco Beltrandi il risultato di una decennale azione politica e legale. Di fronte a norme che assicuravano per la prima volta l’effettiva parità di condizioni tra le liste concorrenti, i vertici della Rai hanno reagito stravolgendo la lettera e lo spirito del regolamento, sospendendo illegittimamente le trasmissioni di maggior ascolto ed organizzando un palinsesto volto ad impedire ai cittadini di conoscere le proposte delle diverse forze politiche, trovando in questo disegno la complicità dei principali responsabili dello sfascio del servizio televisivo, pubblico e privato. La Lista Bonino-Pannella, ad esempio, in tutta la campagna elettorale ha potuto raggiungere, per pochi minuti, poco più di 6 milioni di spettatori attraverso i programmi di comunicazione politica delle tre reti Rai e circa 2 milioni attraverso le tre reti Mediaset. Dati che confermano la ragionevolezza della richiesta radicale di slittamento del voto per restituire ai cittadini le previste quattro settimane di campagna elettorale, proposta che purtroppo non è stata raccolta dagli alleati che avevano organizzato la manifestazione di Piazza del Popolo. Allo stesso modo, quando il Presidente del Consiglio occupava mediaticamente il Paese, l’unica reazione organizzata è stata l’occupazione di alcuni uffici della Rai da parte dei deputati radicali Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti e la manifestazione di un centinaio di militanti, mentre sarebbe stata necessaria la partecipazione di decine di eletti di tutti i partiti unitamente a numerose manifestazioni davanti alle Prefetture italiane.

Il Comitato prende atto che la lotta per l’affermazione dello stato di diritto e della democrazia, condotta dai Radicali durante l’intera campagna elettorale, dalla fase di presentazione delle candidature ai diritti dei cittadini in materia radiotelevisiva, è stata combattuta nella totale assenza del Partito Democratico e degli altri alleati.

Nel ritenere essenziale che quanto fatto sino ad oggi solo dai Radicali diventi patrimonio comune di tutti coloro che a parole dichiarano di voler combattere quella che oggi definiscono “emergenza democratica” o “deriva plebiscitaria”, lancia un appello alle decine di migliaia di eletti e di dirigenti politici italiani affinché si “arruolino” anche loro per questa resistenza nonviolenta, pronti a intervenire direttamente nella difesa delle istituzioni e della Costituzione nei momenti in cui queste azioni risultano necessarie.
Il Comitato ringrazia gli oltre un milione di cittadini romani che hanno scelto la candidata Radicale Emma Bonino quale Presidente della Regione Lazio, risultata maggioritaria in 17 su 19 Municipi del Comune di Roma. Auspica che il gruppo consiliare della Lista Bonino-Pannella ponga al centro della sua attività le lotte contro un regime che ha distrutto ogni forma di legalità e democrazia.

Ritiene inoltre che l’obiettivo del Lazio regione europea possa essere da Emma Bonino meglio assicurato mantenendo l’ impegno istituzionale e nazionale di Vice-Presidente del Senato piuttosto che in Consiglio regionale come consigliere di minoranza, invitando Emma a lavorare per organizzare, tra due anni, un appuntamento con gli elettori per fare un pubblico bilancio di quanto, anche grazie a quella postazione, sarà stato fatto per lo sviluppo democratico del Lazio e dell’Unione europea.
Il Comitato saluta l’elemento nuovo rappresentato dalla Segreteria Bersani, che ha interrotto la tradizionale ostilità ed il rifiuto di comunicare con i Radicali di quella parte politica. Considerando positivamente il “patto di consultazione” elettorale con il Partito Democratico, reputa utile ed opportuno proseguire e rinnovare tale metodo di confronto affinché si possa costruire insieme un’opposizione capace di essere vera alternativa all’attuale Governo.

Il Comitato sostiene Rita Bernardini, Valter Vecellio, Giulio Petrilli, Donatella Corleo, Valeria Centorame, Teresa Schiavone e Lucio Bertè nell’iniziativa nonviolenta che stanno conducendo rispetto alle condizioni inumane in cui vive la comunità penitenziaria; si unisce a loro nella richiesta di provvedimenti legislativi che pongano le premesse per il superamento della illegalità delle carceri italiane, interventi ottusamente contrastati dalla Lega, dall’Italia dei Valori e da parte del Partito Democratico. Auspica che ciò divenga occasione per una più radicale riforma della giustizia.

Riconoscendo l’importanza della necessità di rendere il fronte italiano sempre più patrimonio di lotte ed esperienze politiche a livello internazionale, sostiene le iniziative e attività per il rilancio del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito che terrà il suo Consiglio Generale a Roma dal 28 al 30 maggio in preparazione del Congresso da convocare entro il 2010.

Il Comitato, tenuto conto dei limiti riscontrati e delle energie attivate in occasione della campagna elettorale, ritiene prioritario a) individuare strutture e strumenti adeguati per il coordinamento, lo scambio di informazioni, il coinvolgimento attivo di associazioni e iscritti nelle iniziative politiche e per la legalità organizzate sul territorio; b) sperimentare forme innovative di coinvolgimento decisionale e operativo tramite il sito radicali.it anche in attuazione dell’articolo 9 dello Statuto; c) istruire in vista del prossimo congresso le modalità per nuove forme di elezioni online anche alla luce della modifica statutaria adottata all’ultimo Congresso di Radicali Italiani.

Il Comitato, infine, dà mandato agli organi dirigenti di:

  • rilanciare nel Paese il progetto di riforma americana, liberale, delle istituzioni, unica vera alternativa riformatrice contro la consociazione partitocratica, proseguendo altresì l’impegno per l’ anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati;
  • consolidare il patrimonio costituito dalle iniziative di contestazione giuridica e giudiziaria costruito durante le elezioni regionali, assicurandone occasioni di conoscenza e definendo dal punto di vista tecnico-legale i documenti necessari per attivare le giurisdizioni internazionali;
  • predisporre una proposta di legge che, sulla base delle migliori prassi delle più consolidate democrazie, regoli l’accesso alle elezioni sulla base della reale rappresentatività storica e territoriale dei soggetti politici ed elettorali nazionali.
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Matrimonio gay: Cosa succederà il 23 marzo

Posted 16 mar 2010 — by admin
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COSA SUCCEDE IL 23 MARZO?”

Il 23 marzo la Corte Costituzionale si esprimerà sulla legittimità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, rispondendo a due ordinanze del Tribunale di Venezia e della Corte d’Appello di Trento. In queste città coppie gay o lesbiche hanno chiesto e non hanno ottenuto dal Comune di residenza la possibilità di procedere alla  pubblicazione di matrimonio. In Italia sono già 24 le coppie che hanno fatto ricorso in tribunale, grazie alla mobilitazione partita dalla campagna di Affermazione Civile. Oltre a Venezia e a Trento, anche il Tribunale di Ferrara e la Corte d’Appello di Firenze hanno ritenuto questo divieto in contrasto con la Costituzione.

Queste coppie hanno voluto sollevare il problema del vuoto legislativo italiano e rimettere al centro la nostra Costituzione, che nei suoi articoli è garanzia del principio di uguaglianza tra ogni cittadino del nostro Paese. L’articolo 2 della Costituzione “riconosce e garantisce i diritti iniviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svlge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. L’articolo 3 recita: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguale davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, e condizioni personali e sociali. E’ compito delle Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscano il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.

In Italia il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso non è vietato dal Codice Civile: il carattere esclusivamente eterosessuale del matrimonio si basa su una tradizione interpretativa, ma l’articolo 29 della nostra Costituzione parla di “società naturale fondata sul matrimonio”, e non di unione tra una donna e un uomo.

Il Trattato di Lisbona, del primo dicembre scorso, e già prima la Carta di Nizza, non fanno alcun riferimento al genere dei coniugi, invita anzi a superare ogni discriminazione.

Nel resto dell’Europa Belgio, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia estendono il diritto al matrimonio a tutte le coppie, mentre Andorra, Austria, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia,  Germania, Lussemburgo, Islanda, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovenia, Svizzera e Ungheria riconoscono pari diritti a tutte le coppie, sia eterosessuali che omosessuali.

In Italia le nostre unioni non sono riconosciute e non hanno alcuna tutela, i nostri amori sono fuorilegge, le persone omosessuali sono a tutti gli effetti cittadini di serie B.

Le associazioni LGBT bolognesi partecipano alla mobilitazione in essere in tutto il Paese in vista della data storica del 23 marzo incontrando i giornalisti e la cittadinanza VENERDI’ 19 MARZO dalle ore 12. Una società più inclusiva, in cui tutte le cittadine e i cittadini siano davvero uguali di fronte allo Stato, è una società più libera e democratica per tutte e per tutti.

Promuovono la manifestazione: Arcigay Il Cassero, ArciLesbica Bologna, Arcigay Emilia-Romagna, Agedo, Famiglie Arcobaleno, MIT, 3D – Democratici per pari diritti e dignità LGBT, Certi Diritti Bologna.

-ore 12: conferenza stampa presso il bar La Linea. Saranno presenti tutte le associazioni LGBT, una coppia che ha fatto richiesta di matrimonio e la giurista Anna Maria Tognoni di Rete Lenford – avvocatura per i diritti LGBT.

A seguire buffet.

-ore 15-18: banchetto informativo in Piazza del Nettuno con palloncini, giocolieri, artisti di strada, vino e bevande, fiesta!

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RIUNIONE DELL’ ASSOCIAZIONE RADICALE DI BOLOGNA

Posted 16 mar 2010 — by admin
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radicali bologna

VENERDì 19 MARZO
ORE 21.00 – via Bentivogli 10/a
Si discuterà di : elezioni regionali, , battaglie laiche, inizitaive contro l’illegalità.

tel: 3398150231
tel:3387623923
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La manifestazione dell’illegalità

Posted 09 mar 2010 — by admin
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LISTA BONINO PANNELLA

Bologna , 8 marzo 2010

Oggi a Bologna il Partito Democratico  organizza una manifestazione per la legalità: legalità a senso unico? Legalità solo quando fa comodo? Noi radicali non ci saremo.

Da sessant’anni l’Italia non è uno Stato di diritto e il regime partitocratrico ha abolito i diritti dei cittadini, facendo della Costituzione carta straccia.

Peccato che i radicali queste cose le abbiano dette molto prima, nel silenzio assoluto dell’informazione.  Peccato che Emma Bonino abbia condotto un digiuno della fame e della sete per il rispetto della legalità, irrisa da maggioranza e, ahimè, anche da una parte dell’opposizione.

Peccato che oggi alla manifestazione bolognese sarà presente Vasco Errani: sì, quello stesso Vasco Errani che concorre per il terzo mandato alla carica di presidente della regione Emilia Romagna quando la legge, invece, non lo consentirebbe.

Werther Casali, candidato presidente per la lista Bonino Pannella, ha presentato, all’atto del deposito delle liste, un esposto contro Vasco Errani proprio per denunciare quest’abuso, lo stesso commesso anche dal candidato governatore della Lombardia, Formigoni. La legge è chiara e prevede “la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto”.

La Commissione elettorale della Corte d’Appello di Bologna non ha dato ancora alcuna risposta in merito.

La Lista Bonino Pannella ha inoltre presento nei giorni immediatamente successivi al deposito delle liste, alcune istanze per visionare i documenti presentati dalle altre liste in base alla legge sull’accesso degli atti amministrativi, ma si è scontrata con un muro di gomma. Il tribunale di Bologna e la Corte d’Appello non hanno acconsentito al controllo, che peraltro era già stato concesso in Liguria, Lombardia, Marche e dal tribunale di Parma, adducendo una motivazione stupefacente: “incompatibilità sistematica fra procedimento elettorale e accesso agli atti amministrativi, per garantire l’integrità del materiale elettorale”.

In sostanza è stato negato l’accesso perché i radicali sono stati considerati possibili devastatori e vandali.

Per ripristinare la legalità democratica, come inutilmente comunicato al Presidente della Repubblica e al Capo del Governo c’era solo una strada: quella dell’annullamento del procedimento elettorale illegale con la riconvocazione delle elezioni regionali con la riforma dei meccanismi di presentazione delle liste.

Werther Casali

Monica Mischiatti

coordinamento regionale lista Bonino Pannella

per info 339-8150231

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Staderini: agli italiani nascosta la verità di questi mesi

Posted 08 mar 2010 — by admin
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Roma, 7 marzo 2010• Dichiarazione di Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani

Nonostante da più parti venga riconosciuta ai Radicali la responsabilità di aver fatto saltare il tappo dell’assenza di democrazia e di legalità, l’impressione è che si continui a guardare il dito anziché la luna che esso indica.

La questione di fondo, infatti, non ha ancora avuto la possibilità di essere conosciuta ne discussa dall’opinione pubblica: l’Italia non è uno Stato di diritto perché sessant’anni di partitocrazia hanno svuotato la Costituzione e abolito di fatto i diritti civili dei cittadini.
Una questione che noi Radicali poniamo da tempo: dai certificati elettorali bruciati nel 1972 sino al monito lanciato alle ultime elezioni europee indossando la stella gialla.
Anche questa volta, per mesi – nel silenzio assoluto dei media- abbiamo tentato invano di aiutare le istituzioni della Repubblica a rientrare loro stesse nella legalità di fronte alle omissioni di obblighi e violazioni di legge poste in essere da Ministeri, Comuni, Rai.
Oggi si scopre che “avevamo ragione” ma si impedisce agli italiani di conoscere le nostre ragioni, assicurando al regime che qualsiasi voce radicale sia espulsa da telegiornali e spazi di informazione.
Intanto la RAI, dopo aver cancellato per 22 mesi le tribune politiche, è riuscita nuovamente a far scomparire le tribune elettorali che dovevano essere trasmesse da settimane e delle quali non v’è traccia.
Possibile che non ci siano altri da noi per cui tutto questo è divenuto intollerabile?
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Presentato l’esposto sulla candidatura di Errani

Posted 28 feb 2010 — by admin
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CORTE D’APPELLO DI BOLOGNA

UFFICIO CENTRALE REGIONALE EMILIA ROMAGNA

Il sottoscritto WERTHER CASALI 

espone quanto segue

IN FATTO

  1. 1. Nelle giornate del 28-29 marzo 2010 si terranno le votazioni per l’elezione del presidente della giunta regionale e del consiglio regionale nelle regioni a statuto ordinario.
  2. 2. Il termine per la presentazione delle liste elettorali scadrà alle ore 12 del ventinovesimo giorno antecedente la data fissata per le elezioni, quindi entro le ore 12 del 27 febbraio 2010.
  3. 3. L’esponente ha avuto modo di apprendere, da diversi organi d’informazione, della manifestata intenzione di candidarsi a Presidente della Giunta Regionale della Regione Emilia Romagna espressa dal sig. Vasco Errani,  attuale Presidente della Regione Emilia Romagna, carica che ricopre ininterrottamente dall’anno 2000.
  4. 4. Il sig. Vasco Errani ha già ricoperto due mandati completi e consecutivi quale Presidente della Giunta Regionale emiliano romagnola.
  5. 5. Entrambi questi mandati (2000–2005 e 2005–2010) sono stati svolti dal sig. Errani nella vigenza del sistema elettorale disciplinato dalla Legge Costituzionale n. 1 del 22 novembre 1999 che prevede l’elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Giunta Regionale.
  6. 6. L’esponente intende pertanto segnalare la situazione di incandidabilità del sig. Vasco Errani rispetto all’elezione a Presidente della Giunta Regionale della Emilia Romagna ai sensi art. 2, comma 1, lettera f), della legge n. 165 del 2 luglio 2004, che prevede espressamente “la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto”.
  7. 7. L’esponente chiede pertanto che l’eventuale candidatura del sig. Vasco Errani non venga ammessa per i seguenti motivi.

IN DIRITTO

1. L’art. 2, comma 1, lettera f) della legge n. 165 del 2 luglio 2004 prevede espressamente che “……le regioni disciplinano con legge i casi di ineleggibilità, specificamente individuati, di cui all’articolo 122, primo comma, della Costituzione, nei limiti dei seguenti princìpi fondamentali:……f) previsione della non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto, sulla base della normativa regionale adottata in materia.

La legge n. 165/2004, significativamente intitolata “Disposizioni di attuazione dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione”, è stata emanata dal legislatore statale in colpevole ritardo rispetto a quanto dallo stesso previsto in occasione della riforma dell’art. 122 Cost che disciplina, al primo comma, la necessità che le singole regioni provvedano con legge a regolamentare “il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali…..nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica”.

A tale ritardo nell’emanazione della legge “quadro” si deve il fatto che le prime elezioni regionali con il nuovo sistema elettorale, nel 2000, si sono svolte in assenza di una normativa che disciplinasse i casi di ineleggibilità ed incompatibilità del Presidente della Giunta.

Detto inadempimento da parte del legislatore è cessato allorché è stata emanata la legge n. 165 del 2 luglio 2004.

Da allora la Regione Emilia Romagna, presieduta dal sig. Errani, non ha mai provveduto a disciplinare con propria legge i casi di ineleggibilità del Presidente della Regione. Non vi ha provveduto nemmeno in sede di approvazione delle più recenti modifiche apportate al proprio statuto con la legge regionale n. 12 del 2009, nè in sede di approvazione della disciplina del procedimento elettorale, cui ha messo mano nel medesimo anno 2009 con l’art. 53 della legge regionale n.24, ove null’altro è stato disposto se non tenere ferma, in via transitoria, la disciplina posta dallo Stato nella materia in esame con le leggi, n. 108 del 1968, n. 43 del 1995, e n. 1 del 1999, disciplina questa che tuttavia nulla prevede in materia di ineleggibilità del presidente.

Ciò per altro non impedisce l’applicazione diretta del meccanismo di ineleggibilità previsto dall’art. 2, comma 1, lett. f) L. n. 165/2004 che, costituisce un principio fondamentale della materia e dunque non eludibile in sede regionale.

La Ratio di tale principio è da rinvenire nell’intento di voler evitare una “deriva plebiscitaria” e, cioè, una suggestione irrazionale sull’elettorato, collegata al regime di elezione diretta del Presidente della Giunta; del resto questo limite è stabilito anche nelle costituzioni che prevedono una forma di governo presidenziale o semi-presidenziale, ed è analoga alla disposizione prevista dall’art. 51, comma 2, T.U.E.L. in relazione all’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Provincia.

È allora evidente che, nel momento in cui il legislatore (che in adempimento di un compito assegnato direttamente dalla Costituzione, stabilisce con legge il fondamentale principio dell’ineleggibilità del Presidente della Giunta Regionale dopo la conclusione del secondo mandato consecutivo) intende porre un limite ben definito alla potestà legislativa della Regione in materia, quest’ultima non possa aggirare l’ostacolo semplicemente omettendo di legiferare sul punto.

In tal senso la Regione Emilia Romagna, retta dallo stesso soggetto che oggi si ricandida alla Presidenza, non ha emanato, come già evidenziato, alcuna legge in materia di incompatibilità ed ineleggibilità del Presidente della Giunta.

Tuttavia, il cogente divieto posto dalla lettera f) della citata norma – qualificato come “principio fondamentale” (e quindi costituente limite invalicabile alla potestà legislativa regionale) dall’art. 122 Cost.- deve applicazione immediata e diretta per le motivazioni che in prosieguo si vanno ad esplicare.

In primo luogo si evidenzia che, in mancanza di leggi regionali eventualmente abrogatrici, i precetti di legge statale trovano comunque, medio tempore, integrale applicazione anche in materie di competenza regionale.

Ciò è ritenuto pacifico dal legislatore statale, dalla dottrina e persino dalla giurisprudenza costituzionale.

Ragionare diversamente, ovvero ritenere l’inapplicabilità diretta della norma statale in questione, avrebbe l’effetto di svuotare di ogni contenuto la portata della norma stessa così come intesa dal legislatore il quale, lo si ribadisce, a sua volta ha disciplinato in tal modo la materia su pressione del legislatore costituzionale.

Non c’è chi non veda come la Regione Emilia Romagna, che nel 2004 era presieduta dal medesimo soggetto che ha manifestato l’intenzione di ricandidarsi, non ha provveduto (in sei anni!) a disciplinare i casi di ineleggibilità del Presidente e degli altri membri della Giunta Regionale nonché del Consiglio Regionale come previsto dalla norma statale.

Non solo: con Legge Regionale Statutaria n. 13 del 31 marzo 2005 la Regione Emilia Romagna ha adeguato lo Statuto alle modifiche sostanziali introdotte con la riforma del Titolo V della Costituzione, e tuttavia senza dettare previsioni in ordine ai casi di ineleggibilità del Presidente della Giunta.

Ritenere inapplicabile in via diretta il criterio previsto dalla lettera f) del comma 1 dell’art. 2 della legge 165 del 2004, per l’assenza di una Legge Regionale in materia, consentirebbe allo stesso soggetto che presiede la Regione Emilia Romagna da 10 anni, di essere rieletto nel 2010, di non emanare la legge sulle ineleggibilità per altri 5 anni, di essere eventualmente rieletto nel 2015 e così via, vita natural durante, frustrando definitivamente le previsioni del legislatore statale che verrebbero dunque ad essere private di ogni efficacia vincolante.

Occorre peraltro sottolineare come la scelta di dotare di portata precettiva immediata la disposizione sull’ineleggibilità previsto dalla lettera f) sia stata opportunamente ponderata dal legislatore statale come emerge dalla lettura dei lavori preparatori alla legge dai quali si apprende che il testo legislativo fu modificato dal Senato per “sopprimere” la “libera scelta delle Regioni di avvalersi o meno di tale possibilita`” di “prevedere che il Presidente, eletto a suffragio universale e diretto, non può essere eletto immediatamente per la terza volta”.

A prescindere dal contenuto dei lavori preparatori, tale netta scelta metodologica la si può carpire dalla diversa sostanza e carattere impressi dal legislatore alla norma in oggetto -contenente il divieto del terzo mandato consecutivo per il Presidente Regionale- rispetto alle altre norme sull’ineleggibilità contenute nella medesima legge: balza infatti agli occhi che, mentre ogni altra disposizione contenuta in tale comma 1 dell’art. 2, dalla lett. a) sino alla lett. e), ha sostanza di indirizzo o di orientamento -di cui il legislatore regionale dovrebbe colmare i vuoti o dirimere le incertezze residue per poter giungere a confezionare una norma a carattere applicativo- la disposizione della lett. f) si distingue per la sua compiutezza, tale da poter individuare il divieto di terzo mandato come precetto di applicazione pronta ed immediata: cosa potrebbe essere aggiunto per chiarificare una norma che già prevede “la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto”?

Dottrina e giurisprudenza sono solite distinguere tra cause di incandidabilità ed ineleggibilità ove “le prime non sono sanabili in quanto incidono oggettivamente e preclusivamente sulle capacità di elettorato passivo, con conseguente nullità dell’elezione, le seconde incidono diversamente sull’esercizio della stessa capacità, potendo l’ostacolo essere rimosso per volontà dell’interessato[1].

Costituisce certamente motivo ostativo, insormontabile e non sanabile, rispetto ad un’ipotetica immediata rielezione del sig. Errani, l’avere lo stesso ricoperto il duplice mandato: nell’ipotesi in cui il sig. Errani fosse candidato ed eletto, nulla potrebbe essere fatto, a posteriori, per eliminare tale insanabile vizio.

Ed in presenza di un vizio non sanabile, di tale guisa, prescindendo da dispute terminologiche sull’indole di cause di “ineleggebilità” ovvero di “incandidabilità” siamo effettivamente in presenza di una situazione che “ha carattere originario ed irremovibile, realizzandosi sin dalla presentazione del candidato alle elezioni e non trovando rimedi possibili da parte sua una

volta eletto, sicché il successivo accertamento da parte degli organi competenti non può che avere natura dichiarativa ed effetto “naturalmente” retroattivo”.

Anticipando infine una delle possibili “contestazioni” rispetto all’applicabilità alle prossime elezioni regionali del divieto di cui alla lettera f), si sottolinea come la norma, in relazione all’applicazione richiesta dall’esponente, non possa certamente essere qualificata come retroattiva: la stessa, infatti, non estende la sua efficacia al tempo precedente a quello della sua emanazione o della sua entrata in vigore (lo sarebbe stata laddove avesse prescritto testualmente che essa andasse applicata anche alle elezioni già avvenute).

In realtà la norma si limita a provvedere, per il futuro, la non immediata rieleggibilità a Presidente della Giunta Regionale di chi ha già ricoperto per due mandati consecutivi dell’incarico.

Ed è evidente che, laddove il legislatore avesse voluto intendere che i mandati ricoperti prima dell’emanazione di tale norma non andassero quantificati ai fini del calcolo, lo avrebbe inevitabilmente espresso.

Nel caso di specie, l’art. 2, comma 1, lett. f), l. n. 165/2004 ha previsto la “non immediata rieleggibilità” in relazione alla circostanza dello “scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto”, da valutarsi, quest’ultima circostanza, in relazione alla disciplina vigente al tempo del suo verificarsi e dunque da considerarsi come semplice “fatto presupposto” o “fatto generatore” che la legge sopravvenuta non tocca. L’unico fatto che l’art. 2, comma 1, lett. f) della l. n. 165/2004 disciplina in modo vincolante e pro futuro è la “rielezione” del Presidente, che la norma può vietare, ed in effetti vieta, sino dalla sua entrata in vigore, sebbene in relazione al fatto storico pregresso di due precedenti mandati a suffragio universale, su cui non si manifestano vincoli retroattivi.

Ne discende che il divieto di rielezione dell’ art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 ben può trovare applicazione da subito, senza per questo manifestare alcun effetto da bollare come retroattivo, nel caso di chi, come l’attuale Presidente della Regione Emilia Romagna, per fatto storico pacifico ha già ricoperto quella medesima carica per due mandati consecutivi, in base ad elezione popolare diretta (2000-2005 e 2005-2010); e ciò ancorché lo stesso art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 sia entrato in vigore solo dopo l’inizio del primo (2000-2005) dei due mandati che il Presidente ha ricevuto in passato, in virtù della disciplina allora vigente.

Il ragionare diversamente vorrebbe dire d’altronde non solo posticipare enormemente nel tempo (al 2015) l’effetto di un divieto di rielezione già in vigore dal 2004, frustrandone sino ad allora la ratio limitatrice dell’acquisizione di una posizione di personale vantaggio sui potenziali contendenti da parte di chi ricopre lungamente la carica, ma vorrebbe dire anche tradire la ragione di fondo per cui in genere è stabilito il principio di irretroattività delle leggi.

La ragione di fondo del principio di irretroattività delle leggi, anche come rappresentata dalla giurisprudenza, è nella salvaguardia della buona fede come ignoranza incolpevole di modificazioni che potrebbero sopraggiungere, e dunque nella salvaguardia di “situazioni maturate e consolidatesi attraverso forme e modalità che non possono venir meno in conseguenza di fatti sopravvenuti”.

Una tale ragione di fondo di tutela della buona fede non ha, in maniera persino intuitiva, nulla ha che spartire con la situazione del Presidente Errani, il quale sin dal 2004, e dunque ancor prima della conclusione del primo dei due mandati consecutivamente ricevuti ed espletati alla Presidenza della Regione, perfettamente conosceva l’impedimento ad una successiva terza rielezione.

Nel caso nostro, tuttavia, è proprio il tenore stesso dell’art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 a suggerire il risalto da accordare al mandato elettivo del Presidente della Regione in corso al momento della sua entrata in vigore, ai fini dell’applicazione per l’avvenire del divieto di “immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo”, allorché riferisce il divieto stesso all’ “eletto a suffragio universale e diretto”. Tale riferimento rende esplicita la rilevanza da accordare al primo mandato “a suffragio universale e diretto”, che era appunto in corso nel 2004, e nel contempo esclude che possano rilevare mandati svolti come Presidente

indirettamente eletto dal Consiglio regionale.

E questa soluzione è, ripetesi, ragionevolissima: poiché, proprio a tener conto che la stessa persona potrebbe aver esercitato anche altri precedenti mandati di Presidente della Regione in quanto indirettamente eletto dal Consiglio regionale, il postulare che l’art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 non permetta di tener conto dell’effettuazione del mandato a suffragio universale e diretto in corso alla sua entrata in vigore potrebbe davvero rendere del tutto velleitario lo scopo del disposto legislativo il quale, giova ribadirlo, è quello di evitare l’accumulo di potere personale di chi ricopra troppo lungamente la carica.

Tutto quanto sopra, peraltro, è già stato evidenziato dalla Suprema Corte con riguardo ad analogo problema della non immediata rieleggibilità dei sindaci dopo il secondo mandato consecutivo, posto che le leggi elettorali che hanno inteso dispiegare efficacia solo a decorrere dalla legislatura successiva a quella in corso, lo hanno previsto in via esplicita (Cass., sez. I, Civ., 29 gennaio 2008, n. 2001).

*          *          *

In ragione di quanto fin qui esposto e dedotto l’esponente chiede che le S.V. Illustrissime, in sede di esame della candidatura del sig. Errani, non ammetta la stessa per i motivi evidenziati in ricorso.

Nella denegata ipotesi in cui la candidatura del sig. Errani non dovesse essere eliminata l’esponente si riserva comunque di impugnare l’eventuale deliberazione del Consiglio Regionale della Emilia Romagna di convalida dell’ennesima elezione del sig. Errani.

Rimini-Bologna, 26 febbraio 2010

Werther Casali


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MANIFESTAZIONE DEI RADICALI PER LA LEGALITA’

Posted 26 feb 2010 — by admin
Category Senza categoria

La Lista Bonino Pannella domani depositerà le proprie liste presso il tribunale e la Corte d’Appello di Bologna.

Il candidato presidente Werther CASALI domani presenterà un ricorso contro la ricandidatura di Vasco ERRANI.

MANIFESTAZIONE DEI RADICALI PER LA LEGALITA’.

La Rai, il Parlamento, la Commissione parlamentare di Vigilanza e quasi tutti gli organi di informazione hanno ignorato le più elementari informazioni democratiche.

La richiesta di un ripristino della legalità è caduta nel vuoto assoluto, ma domani, sabato 27 febbraio, la lista Bonino Pannella consegnerà comunque le proprie liste per la partecipazione alle elezioni regionali.

Contemporaneamente si svolgerà  una manifestazione di radicali dell’Emilia Romagna con un SIT-IN in piazza dei Tribunali a partire dalle ore 11.30, cui seguirà un corteo in fila indiana fino a piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura.

Domani mattina, inoltre, Werther Casali, candidato presidente dell’Emilia Romagna per la Lista Bonino-Pannella, presenterà presso la Corte di Appello di Bologna un esposto contro la ricandidatura di Vasco Errani a presidente della Regione. La legge é chiarissima. Allo scadere del secondo mandato consecutivo con elezione diretta a suffragio universale, un presidente di Regione non può candidarsi a un terzo mandato. Lo dice la legge 165 del 2003 e non c’è nulla da interpretare. Se la giustizia sarà in ritardo e interverrà dopo il voto, si dovranno rifare le elezioni.

Da domani il testo integrale del ricorso sarà scaricabile dall’home page di www.boninopannella.it.

Ogni elettore dell’Emilia Romagna è titolato a fare ricorso contro questa candidatura.

Per info 339-8150231

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Werther Casali depositerà domani mattina un ricorso sulla ricandidatura per il terzo mandato di Vasco Errani

Posted 26 feb 2010 — by admin
Category Senza categoria

Domani mattina Werther Casali, candidato presidente dell¹Emilia Romagna per
la Lista Bonino-Pannella, presenterà presso la Corte di Appello di Bologna
l¹esposto contro la ricandidatura di Vasco Errani a presidente della
Regione. ³La legge é chiarissima. Allo scadere del secondo mandato
consecutivo con elezione diretta a suffragio universale, un presidente di
Regione non può candidarsi a un terzo mandato. Lo dice la legge 165 del 2003
e non c¹è nulla da interpretare. Se la giustizia sarà in ritardo e
interverrà dopo il voto, si dovranno rifare le elezioni².
Da domani il testo integrale del ricorso sarà scaricabile dall¹home page di
www.boninopannella.it.
Ogni elettore dell¹Emilia Romagna è titolato a fare ricorso contro questa
candidatura.

LISTA BONINO PANNELLA  

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