Il punto di Piero

Nuovo record italiano: il debito a oltre 1.800 miliardi

di Piero Capone – da Notizie Radicali del 16 dicembre 2009

Mentre crescono i segnali di allarme da tutto il mondo sui tanti iceberg rappresentati dall’esplosione dei debiti pubblici di molti stati, l’Italia non è da meno e fa registrare un  altro non invidiabile record: a fine ottobre 2009 il nostro debito pubblico sfondava il muro dei 1.800 miliardi,  attestandosi  esattamente a 1.801,6

Dall’inizio dell’anno l’incremento è stato di quasi 139 miliardi. Ogni giorno il nostro debito aumenta di circa 456 milioni di euro.

La progressione è impressionante e – malgrado tutte le rassicurazioni del nostro Ministro dell’’Economia – sembra proprio un trend inarrestabile. E non per le cause dei pesanti indebitamenti di molti stati, a partire dagli Stati Uniti: in tutti quei casi l’aggravamento dello stato dei conti pubblici è stato determinato dai massicci interventi pubblici nell’economia, sia per i salvataggi di banche, sia per spingere la ripresa economica.

In verità la nostra situazione può essere anche più allarmante: il peggioramento continuo del nostro debito non ha caratteristiche “congiunturali” (interventi pubblici straordinari nell’economia) ma soltanto “strutturali”, cioè a dire scaturenti dalla qualità e quantità dei volumi di spesa pubblica corrente.

Nel resto del mondo ( con l’eccezione della Grecia) già ci si rende conto che di fronte a questi iceberg di debiti, non soltanto debbano cessare gli interventi pubblici, ma che siano necessari dei massicci  “piani di rientro”, non impossibili in un contesto generale di ripresa economica.

Da noi il solo “piano di rientro” possibile, anche se politicamente di difficile realizzazione  stante l’opposizione del vigente sistema partitocratico- clientelare, dovrebbe fondarsi sulla profonda riconversione della spesa pubblica corrente. Cioè razionalizzazione, riduzione drastica in molte aree, crescita selettiva nelle aree dell’innovazione e della ricerca. In poche parole un ribaltamento del sistema, delle pratiche, delle consuetudini.

E’ stato scientificamente dimostrato quali e quanti siano le aree,  fonti di dispersione e di pessimo uso delle risorse pubbliche su cui si dovrebbe intervenire.

A partire da tutte quelle oggetto delle ricerche realizzate dal precedente governo e che dettero vita al noto “Libro Verde sulla Pubblica Amministrazione” promosso dall’allora ministro Padoa Schioppa.

Recentemente la Banca d’Italia, in un convegno sul Mezzogiorno, ha fornito una documentazione ricchissima dei mille sprechi sulle risorse destinate al Sud, che non solo non sono servite a colmare il “gap” economico tra le due Italie, che è infatti  rimasto invariato, ma sono state utilizzate per alimentare e rafforzare le caste dominanti del sistema partitocratico- clientelare- mafioso del Mezzogiorno.

Tecnicamente, con i tempi necessari, si potrebbe realizzare un grande piano di risanamento della nostra spesa e, nel contempo, uno di rilancio selettivo e innovativo della nostra economia.

Ma il problema diventa tutto politico: la classe politica partitocratica non ha nessun interesse a mettere in discussione un sistema che le ha dato linfa vitale per vivere e prosperare.

Per questo non se ne parla sinistra, ma neppure a destra. Le due gambe del sistema, infatti, non possono che proseguire la prassi del “tirare a campare”, tipica di un sessantennio partitocratico.
Non vedete che quando qualcuno, come i Radicali, parla di “riforme di struttura”, il fronte del “no” diventa bipartisan. In effetti i contrasti tra le due parti del sistema si fermano a pure piccole manovre congiunturali. Niente di strutturale come richiesto dai Radicali.

In una realtà “legale” di comunicazioni di massa (oggi purtroppo solo virtuale perché resa impossibile dalla censura di regime) dove potessimo far conoscere le nostre analisi e le nostre proposte, sicuramente, come successo su tutte le grandi questioni di diritto e di diritti, rappresenteremmo la maggioranza degli italiani.

Ecco perché non si vedono i Radicali in TV.

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