COMUNICATO DEL PARTITO RADICALE

 1510718_10153841186685137_1467046054_nIL GENERALE MORI E I SUOI UOMINI SONO STATI CONDANNATI, MA È LA GIUSTIZIA AD AVER PERSO. SENTENZA ASSURDA, ILLOGICA, MOSTRUOSA

 Ogni volta che si emette una sentenza, l’invito ricorrente è quello di attendere le motivazioni, prima di commentarla. Nel caso della sentenza palermitana che condanna a 12 anni l’ex generale Mario Mori, l’ex generale Antonio Subranni, l’ex colonnello Giuseppe De Donno, Marcello Dell’Utri – tutti accusati di minaccia a corpo politico dello Stato, non c’è necessità di attendere: è una sentenza assurda, illogica, che poggia su un nulla fatto di niente.

La corte d’assise di Palermo accoglie la fantasiosa e fantastica ricostruzione della procura per quel che riguarda la stagione del 1992-93.

L’imputato maggiore, l’ex ministro Mancino, esce di scena – ed è giusto che sia cosi, dal momento che lo si è assurdamente chiamato in causa (e si voleva con lui colpire il presidente emerito Giorgio Napolitano. Cade la “pista politica”, il riferimento politico; si accredita quella di settori deviati dello Stato colpevoli di connivenze con Cosa Nostra, dal momento che, evidentemente, non si ha avuto il coraggio di smontare, come si sarebbe dovuto, il fragilissimo e fantasioso castello accusatorio approntato dall’ex procuratore Antonio Ingroia e proseguito da altri suoi colleghi. Senza l’input politico, come si giustifica la evocata “trattativa”?

In buona sostanza, che cosa si rimprovera al generale Mori e ai suoi collaboratori? Semplicemente di aver fatto il loro lavoro. Non di aver proposto e avviato una tregua con Cosa Nostra, ma di aver avviato contatti con Vito Ciancimino, per ottenere informazioni. Ma significa pur qualcosa che Mori e i suoi uomini Toto’ Riina l`hanno pur sempre arrestato, e dopo di lui sono stati catturati tutti gli altri grandi boss di mafia. Dunque di quale trattativa si parla, e con chi?

Leggiamole pure, quando saranno rese note, le motivazioni della sentenza. Ne ricaveremo la conferma, ancora una volta, che in nome del “popolo italiano” corti di giustizia, generano vere e proprie mostruosità. Ne ricaveremo la conferma che un processo assurdo che non si sarebbe dovuto neppure istruire, si è concluso in modo altrettanto assurdo. Mori e i suoi uomini sono stati condannati, ma è la giustizia, oggi, ad aver perso.