Comunicato:
Bologna, 7 giugno 2010
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.” – “È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà” (Costituzione della Repubblica italiana).
Dichiarazione di RITA BERNARDINI, deputata PD – delegazione radicale, al termine delle visite ispettive effettuate sabato 5 giugno al carcere della Dozza e al CIE (Centro di identificazione ed espulsione) di Bologna e domenica 6 giugno alle Case lavoro di Castelfranco Emilia e Saliceta San Giuliano (Modena) e al CIE di Modena.
<<Dal 15 agosto 2009 l’iniziativa parlamentare radicale sulle Carceri è ininterrotta per monitorare in modo permanente una situazione sempre più grave e deteriorata.
L’impegno storico dei radicali sulle Carceri parte dal 1976, da quando i radicali sono entrati in Parlamento, perché il carcere ha sempre rappresentato l’ultimo anello del pessimo funzionamento della giustizia in Italia.
L’emblema della battaglia radicale per la GIUSTIZIA GIUSTA portata avanti negli anni ‘80 è stato Enzo TORTORA, con il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, vinto dal popolo italiano, ma immediatamente tradito dalla politica e dalle istituzioni.
Negli ultimi dieci anni, con un carico di processi pendenti di oltre 5 milioni, ogni anno cadono in prescrizione 200 mila processi. Ogni anno quindi in Italia, c’è, di fatto, un’amnistia, ma nessuna forza politica se ne assume la responsabilità: nessuno in questo Paese fa nulla per una giustizia più giusta e più celere.
Siamo arrivati a un punto tale di degrado che le strutture stesse di detenzione e accoglimento sono illegali, come ad esempio i CIE. Per questo motivo ormai lo STATO ITALIANO può essere considerato alla stregua di un DELINQUENTE PROFESSIONALE, viste le continue violazioni della legalità, rispetto alle quali non si intende porre rimedio in alcun modo.
Nelle visite di questi due giorni sono state riscontrate numerose illegalità sia nelle Carceri, sia nei CIE, sia nelle Case lavoro e tutte saranno raccolte all’interno di un documento parlamentare in forma di interrogazione ai Ministri della Giustizia e dell’Interno per chiedere conto della drammatica situazione.
Scoppia il Carcere della Dozza a Bologna, dove la popolazione di detenuti attuale è di 1150, contro una capienza di 480 che può arrivare a una tollerabilità di 800, ma che allo stato attuale vede tre persone in celle di 11 metri quadrati. Il 65% della popolazione carceraria è composta da stranieri tra comunitari ed extracomunitari. I tossicodipendenti sono 225. La presenza di educatori per l’intera struttura è di 8 unità.
La sovrappopolazione è dovuta alla pratica del cosiddetto SFOLLAMENTO che trasferisce da carcere a carcere le persone in soprannumero. Ciò comporta trasferimenti continui di detenuti dal sud al nord, dal nord al sud e, soprattutto in Sicilia, sono trasferiti gli stranieri. La più palese delle conseguenze è la perdita del collegamento con la realtà familiare: padri che non possono vedere, o vedere di rado, i figli; famiglie che devono percorre migliaia di chilometri per visitare il loro parente detenuto.
All’interno vi sono problemi di carattere sanitario, relativi all’assistenza odontoiatrica e all’assistenza psichiatrica. Le medicine di prima necessità devono essere acquistate all’esterno e a spese dei detenuti. Anche la carta igienica è a pagamento.
La struttura ha bisogno anche di numerosi interventi di ristrutturazione, in particolare le docce sono molto carenti, proprio in relazione all’elevato numero di detenuti.
Il personale di polizia penitenziaria è sempre in difficoltà, i turni di lavoro sono pesantissimi.
Nelle Case lavoro gli “internati” sono ex detenuti che hanno già scontato il loro debito con la giustizia, ai quali, però, la pena può essere reiterata di altri 6 mesi, un anno, diciotto mesi, perché considerati socialmente pericolosi. Da notare che in queste Case lavoro, il LAVORO NON C’E’ o non c’è per tutti.
In particolare nella casa lavoro di Saliceta San Giuliano non viene insegnato nulla, ma gli internati sono utilizzati solo per lavori di pulizia interna e cucina e non per lavori che potrebbero essere utili per il reinserimento nella società. Nella Casa lavoro di Castelfranco, invece, i laboratori specializzati già presenti non sono utilizzati per una mancanza di interazione e di progettualità con le istituzioni locali.
Non è un caso se le pene scontate nelle Case lavoro sono definite ERGASTOLI BIANCHI e tutto ciò in palese contraddizione con la legge e la Costituzione italiana, anche perché in questo caso, con la motivazione della sicurezza, si tratta proprio dell’applicazione di una norma fascista per far scontare la galera a persone che hanno già pagato. Inoltre è evidente che il sistema non sia riuscito a recuperare nessuno, quindi ulteriormente palese è il fallimento dello stato, ma anche palese è l’incapacità delle istituzioni locali di accogliere le persone perché non tornino a delinquere. In linea di massima si tratta di persone ai margini della società: tossicodipendenti, alcolisti, senza casa, disperati senza famiglia.
Gli internati nelle Case lavoro avrebbero diritto a permessi regolari per visitare familiari, ma il Magistrato di sorveglianza dice no a tutto e ci sono persone che da 14-15 mesi non hanno nessun permesso.
Da aggiungere che nelle Case lavoro gli educatori sono praticamente assenti e il lavoro di assistenza viene completamente affidato ai volontari, insegnati in pensione in linea di massima.
Il problema sanitario è enorme, di notte non c’è la guardia medica. A Castelfranco c’è il defibrillatore, ma senza medico nessuno lo può far funzionare. I problemi odontoiatrici sono all’ordine del giorno, proprio per l’elevata presenza di tossicodipendenti.
E’ evidente quindi che queste misure di SICUREZZA che porteranno di nuovo a delinquere coloro che hanno pagato il loro debito, sono in realtà misure di INSICUREZZA.
Nei CIE per ogni ospite costa ben 75 euro il giorno assegnati alla ditta che ha in appalto la struttura, più tutte le altre spese di gestione dei centri e il costo del personale addetto alla sorveglianza.
All’interno di queste strutture il degrado umano e civile può solo far vergognare un rappresentate delle istituzioni: persone trattenute come animali in gabbia, in mezzo alla sporcizia e al degrado.
La maggioranza dei detenuti e degli internati nelle Carceri, nelle Case lavoro, nei CIE è costituita da extracomunitari dell’area magrebina, stranieri comunitari, tossicodipendenti-denti, persone comunque ai margini.
Il CIE Bologna ha una capienza di 95 persone, ma presenti sono solo 57, il CIE di Modena ha una capienza di 60 persone. La permanenza media è di 30 giorni, con la procedura di rimpatrio per quelli riconosciuti, mentre quelli non identificati sono rimessi in libertà con l’ingiunzione di lasciare il paese nei successivi 5 giorni.
Come radicali intendiamo chiedere conto al governo italiano di questo sistema impazzito, estremamente dispendioso a fronte dell’assenza di risultati. Questa politica della sicurezza fa sì che siano applicate in modo molto limitato le misure alternative alle pene detentive, ma è un totale fallimento, perché in questo modo il tasso di recidivi è del 68%, contro un 30% che ci sarebbe con misure alternative.
Il carcere dovrebbe essere l’estrema ratio, dovrebbe essere volto alla rieducazione, mentre questa realtà produce solo danni.
Le pene e le misure alternative erano 50mila nel 2005, oggi sono 10mila, quindi una diminuzione drastica che ha portato all’aumento della popolazione carceraria.
Anche per gli agenti della polizia penitenziaria la realtà insopportabile. Il personale è al minimo, ovunque con doppi turni e senza la certezza del godimento del periodo di ferie dovuto.
La richiesta al Ministro Alfano è quella di visitare le Carceri con noi radicali. Un ministro non entra nelle celle e non parla con i detenuti, ma bisogna conoscere al realtà per fare delle politiche efficaci .>>
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per ulteriori informazioni:
Bologna – Monica Mischiatti (339-8150231)
Modena – Emilio Salemme (347-4885078)